16 dicembre 2007

Dopo la “sbornia” delle elezioni RSU:…dov’è iI contratto???!!!…

Terminata la kermesse sindacale RSU col solito balletto di cifre e vincitori si ritorna ai problemi quotidiani insoluti. Tra questi il più grave è sicuramente il rinnovo del contratto delle Agenzie Fiscali che arriva al “traguardo” dei 24 mesi di ritardo.
E improvvisamente dal letargo e dalle promesse elettorali, rispuntano i “combattivi” sindacati confederali che cominciano a battere la grancassa della ripresa della mobilitazione sul contratto, guarda caso proprio sotto Natale. Per carità non saremmo certo noi a esprimere dissenso su questo versante, ma il “pacchetto” delle richieste ci sembra un tantino miserello…
Dopo 2 anni di ritardo chrediamo che lamentarsi per "offerte" governative economiche insufficienti per il biennio economico 2006-2007 significa pestarsi i piedi da soli, in quanto l’accordo siglato da CGIL, CISL e UIL, nel maggio scorso, e tanto enfatizzato da questi sindacati, prevedeva per il 2006 solo il recupero dell’indennità di vacanza contrattuale (pari a 11 euro lordi medi mensili), con un recupero economico a regime (dicembre 2007) che non supera i 50-60 euro medi cadauno. Mobilitarsi per l’applicazione di quell’accordo è un clamoroso autogoal per i lavoratori.
E inoltre, pensare che le richieste qualificanti dei lavoratori finanziari possano ridursi semplicemente all’eliminazione (pur legittima) della detrazione economica sulla malattia sotto i 15 giorni, o alla pensionabilità dell’ l’indennità di amministrazione, o alla stabilizzazione di qualche altro pezzetto di salario accessorio in paga base, significa sfiorare il ridicolo.
Crediamo invece che ben altre debbano essere le rivendicazioni:
Recupero salariale nel contratto che, alla luce del galoppante costo della vita (la scusa di questi giorni sono gli autotrasportatori) non debba essere al di sotto dei 130 – 150 euro netti cadauno in paga base. D’altronde, le entrate fiscali che hanno avuto un gran balzo in avanti, generando il magico “Tesoretto”, derivano dal lavoro e dall’impegno del personale delle Agenzie Fiscali e, quindi, una parte deve ritornare nelle tasche di chi ne è stato l’artefice. Ed inoltre richiediamo la drastica riduzione degli istituti del salario accessorio che servono solo alla competizione economica tra lavoratori e ad accreditare il ruolo dei sindacati territoriali ai tavoli sindacali degli uffici.
Ordinamento professionale. Il guazzabuglio di idee vecchie e nuove ereditate dagli ultimi contratti, il dedalo di corsi, concorsi, graduatorie, titoli, ricorsi, contenziosi ha provocato una divisione epocale tra i lavoratori finanziari. E chi sbandiera come obiettivo raggiungibile o raggiunto un passaggio economico per tutti mente sapendo di mentire. All’incirca solo il 50% del personale ha beneficiato di questo passaggio, che, se economicamente ha generato vantaggi, di fatto ha allargato la platea degli scontenti e lo spezzatino giuridico-funzionale-economico dei lavoratori. Insomma i vari contratti nazionali e integrativi ultimi hanno premiato solo la contro parte che non ha riconosciuto le mansioni effettive dei lavoratori e con questo meccanismo infernale delle fasce economiche ha accelerato divisioni e malumore. Noi pensiamo, invece, che l’unica operazione concreta e possibile da fare, fotografando il lavoro esistente nelle Agenzie Fiscali, è inquadrare il personale per le mansioni che svolge. E ci accorgiamo tutti che la prima differenza in aree è innaturale. Tutto il personale dovrebbe essere inquadrato in un’unica area e, all’interno di essa, suddiviso al massimo in 3 livelli giuridici ed economici.
Un livello peraltro per i quadri/funzionari, e un ultimo per i coordinatori dei servizi. E’ questo lo scenario lavorativo delle Agenzie Fiscali, chi fa proposte diverse trucca la realtà e fa un danno evidente ai lavoratori. Negli ultimi tempi sono state partorite proposte fantasiose riguardanti l’istituzione di una IV area, o area di professionisti/esperti, o della vicedirigenza, quest’ultima tramite viatici parlamentari. Chiunque, a lume di naso, si rende conto che dietro queste proposte vi è solo l’istituzione di lobbies, e quindi di una casta di fedelissimi alla mission (?) dell’Agenzia. L’istituzione di una quarta area, non è una opportunità fornita al personale, ma una ulteriore forma di gerarchizzazione del lavoro e di divisione del personale.
Non ci illudiamo che gli attuali interlocutori sindacali, più o meno ringalluzziti dai risultati RSU, siano “rappresentativi” degli interessi del personale. Per questo motivo, ci interessa aprire le nostre proposte alla discussionpersonale, e come baricentro nella vertenza per il rinnovo del contratto, nella speranza di non ripercorrere la storia delle mobilitazioni degli ultimi contratti dove, a fronte di una grande partecipazione del personale, sono stati siglati contratti a perdere per i lavoratori.
Organizziamoci con i Cobas!

1 dicembre 2007

Dirigenza

La tornata elettorale per il rinnovo delle RSU ha riservato significative sorprese, le cui valutazioni lasciamo ai lavoratori, che sanno meglio di tutti leggerne i risultati, in barba ai soliti comunicati trionfalistici delle organizzazioni sindacali.
Approfittiamo di questa occasione, però, per sollevare una questione che viene sempre taciuta nei discorsi che riguardano il cattivo funzionamento della pubblica amministrazione ovvero l’inadeguatezza dei dirigenti pubblici.
Infatti, mentre non si perde tempo per sottolineare ogni giorno l’inefficienza dei dipendenti pubblici descritti come assenteisti e fannulloni, nulla viene mai detto in merito ai comportamenti dei dirigenti.
Al Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’avvicendamento alla guida del IV Dipartimento, frutto dell’originalità del ministro Padoa-Schioppa (…siamo fortunati, dopo la finanza creativa di Tremonti…), era stato dipinto sulla stampa come l’inizio di un nuovo modo di amministrare la cosa pubblica.
Purtroppo così non sembra essere, perché sono ancora i lavoratori che devono sopperire alle mancanze organizzative ed alle carenze di organico con spirito di sacrificio, salvo poi essere tacciati di inefficienza. I dirigenti, pagati lautamente e con premi di produttività regalati sulla base di obiettivi scelti non si sa bene con quali criteri, si permettono ancora comportamenti non più tollerabili, che non vengono assolutamente repressi da chi ha la più alta responsabilità amministrativa.
Riteniamo che, dopo lo scellerato progetto di chiusura delle sedi provinciali del MEF (sul cui fallimento il “geniale” ministro Padoa-Schioppa dovrebbe riflettere), l’amministrazione debba recuperare la propria credibilità mettendo finalmente a verifica l’operato della propria dirigenza e stabilendo, anche di concerto con i rappresentanti dei lavoratori, gli obiettivi che devono essere raggiunti, per evitare di scaricare sui lavoratori stessi le inefficienze del sistema.
Questo dovrebbe essere l’agire dei componenti le RSU e non, invece, quello di essere semplici esecutori del volere delle OO.SS. di riferimento le quali, come ben sappiamo, non hanno a cuore la tutela dei diritti essenziali dei lavoratori.
Fuori dai palazzi c’è un mondo di disoccupati, di precari, di senza casa, di poveri cristi, di violenza, di sfruttamento, di abbandono, di eroi inventati per giustificare una guerra, di ingiustizie sociali, di diritti calpestati, di morti innocenti, di speranze deluse, di rabbia montante ed esplosiva.
Noi, che siamo visti come una categoria di “privilegiati”, abbiamo il compito di sfatare questo mito…


COBAS M.E.F.

26 novembre 2007

LA CONGIURA DEGLI INNOCENTI (una soluzione di politica “meritogratis”)


Vorremmo fare qualche riflessione, noi “anta”, riqualificati o apicali come dir si voglia, stufi di sentirci considerare con protettiva sufficienza: "fuorigioco" da chicchessia.

LA CONGIURA DEGLI INNOCENTI

(una soluzione di politica “meritogratis”)



SE DOPO ANNI DI PROFESSIONALITÀ CI SI VUOLE LIBERARE DI NOI CON UNA pacca ai posteriori, perchè non più "sostenibili" da un qualsiasi progetto strategico, chiediamo che almeno non si diano per buone le argomentazioni da “pulizia anagrafica” di Visco e Padoa Schioppa, noti recordmen delle sparate: le loro dissertazioni sullo svecchiamento del personale sono argomentazioni incredibili di chiaro segno retrò anche se presentate con un’”allure” di modernità. La questione non appartiene alle Commissioni Tributarie, ma è una questione politica generale che andrebbe seriamente affrontata dall’amministrazione con le parti sociali.
Noi tenderemmo a rifiutare la soluzione violenta, stile Nerone (“tutti i più anziani nelle arene per essere sbranati”): e ciò non per bontà o carità, ma perché inutile nonchè antieconomica, visto che i cristiani ci sono ancora.
Ma ci fa soprattutto incazzare il tipo di soluzione soft, come l’ultimo “concorso per i passaggi tra le aree”. Non ci va a genio. A questo riguardo, dato che non è possibile dimostrare la mala fede altrui, abbiamo ricostruito la vicenda legata appunto a questo concorso partendo dalla considerazione che molti - in buona fede - rimangono perplessi e dubbiosi dinanzi agli sconcertanti espedienti con cui è stato devastato. Abbiamo pensato proprio a coloro che con cuore puro vogliono capire; così abbiamo preparato una serie di argomentazioni che confutano totalmente il principio mostruosamente empio che ne sta alla base: la teoria del merito “aggiunto a forza”.
Confutazione scientifica della teoria del ”merito aggiunto a forza”
Abbiamo cercato di mettere in fila alcune considerazioni che chiariscono e rendono accessibile la comprensione dei criteri adottati nel progettare con cura e plausibilità il contenuto di un concorso balordo e i “maramaldeggi” che pretendono di renderlo digeribile anche da un punto di vista para-giuridico.
Va detto che qui non si intende criminalizzare o demonizzare alcuno ma si coglie piuttosto l’occasione per tentare di chiarire definitivamente quello che appare come una macchinazione ai danni di una categoria di lavoratori. E' bene chiarire che, a parte il danno economico, il “plot” resta una questione meritocratica di facciata, anzi “meritogratis” nulla potendo moralmente nei riguardi della reale professionalità dei lavoratori, quella che conta. Anzi quest'ultima, quando è posta sotto assedio, non viene neanche scalfita ma ne esce ulteriormente confermata e rafforzata.
Se vi piace lo stile del thriller, eccovi un’intensa esposizione, dai contorni neanche tanto misteriosi, ispirata a questa storia esemplare che, a nostro parere, narra dell’uso virtuoso di talune anomale modalità di promozione professionale. Effettivamente l’architettura del concorso è stata “curata” (per non dire “ammazzata”) alacremente in questo senso, e si vede:
- accordo a posteriori: dopo il bando del 2001, un diverso accordo amministrazione-sindacati è intervenuto a sorpresa in corso d’opera (ben due anni dopo, nel 2003) ed ha ampliato con un colpo di mano la graduatoria degli idonei per inserire in soprannumero un folto gruppo di impiegati a prescindere dal punteggio dei titoli raggiunto, facendone così fuoriuscire, vista comunque la limitatezza dei posti messi a concorso, altrettanti con punteggio evidentemente superiore a questi ultimi. Certamente c’è ancora in piedi la spocchiosa questione del doppio salto a cui s’è dato un’inusitato spessore, ma qui si tratta di saltare a piè pari la cavallina!
- 1 gennaio 2001: nel bando la data di demarcazione per il possesso dei titoli è stata scelta con cura per tutto quello che ne consegue a livello di calcolo del punteggio. Fissata esattamente qualche mese prima del nostro riconoscimento della posizione superiore per impedirci di rastrellare più punti e metterci così in difficoltà.
- bonus di 7 punti (per idoneità in concorso precedente): a seguito di un ricorso (pilotato?) tale bonus è stato però eliminato per impedire, a nostro giudizio, che il personale riqualificato prendesse troppo le distanze fino a diventare irraggiungibile nella graduatoria degli idonei.
- trend da 24 a 40 punti (intervallo del punteggio utile per la prova orale): a memoria d’uomo mai era stato previsto un intervallo così ampio in un concorso. Ciò dovrebbe far meditare. Pensiamo sia stato previsto al solo scopo di dare la possibilità di recuperare il proprio punteggio basso in graduatoria alla categoria di lavoratori inseriti in soprannumero.
La messa in opera di simili stratagemmi rasenta una vera e propria metafora dell’osceno. Siamo o non siamo sempre più davanti ad interessi di parte che non rimangono sostanzialmente invisibili, perché nascosti? Ora sono alla luce del sole, ostentati con fierezza burocratica. A tanta sfrontatezza corrisponde altrettanta cecità di chi dovrebbe vigilare e invece storna lo sguardo in un amaro distacco cinico e disincantato. E’ questo un crimine, che rende complici del misfatto, di gente che ha imparato a sottomettere la propria coscienza. La sensazione è però che tutto ciò rimanga nel risaputo e perda il gusto della denuncia, diventando un piatto sermone fatto di frasi che sembrano titoli di giornali, bignami o una denuncia sterile e priva soprattutto di passione.
Forse è questo è il tormentone che dovremmo ripeterci ogni giorno: “Basta comportarsi come i cani che escono solo se qualcuno li porta fuori! Apriamo gli occhi, apriamoli il più possibile, organizziamoci per difendere la nostra libertà continuamente insediata da questa melassa dove le istituzioni con la loro devastante iconografia sono il più fetido travestimento della menzogna”.

14 ottobre 2007

ARRIVANO LE ELEZIONI RSU….

Si avvicinano le elezioni per il rinnovo della RSU e, come da rituale, siamo inondati da materiali e volantini sindacali d’ogni tipo.
E’ veramente singolare che proprio ora, organizzazioni sindacali aziendali che non hanno mai prodotto informazione sindacale, che non si sono mai distinte nella critica alle scelte dell’Amministrazione, oggi si scoprono improvvisamente attive e combattive come non mai, improvvisamente desiderose di comunicare con quei lavoratori che hanno la pretesa di rappresentare.
Dunque si è aperto il “tutti contro tutti”. Ognuno spara la promessa più grossa, per l’uno o per l’altro reparto, per un’area o categoria piuttosto che per un’altra.
DIFFIDIAMO di chi ci dice “noi siamo gli unici” che possiamo rappresentare gli interessi della tua categoria: fare leva su egoismi, su rivalità e competizione tra i lavoratori e lavoratrici serve solo a dividerci e a rafforzare la controparte.
DIFFIDIAMO di chi tira il sasso ma puntualmente ritrae la mano e rientra nei ranghi delle compatibilità.
DIFFIDIAMO di quelle organizzazione sindacali che con i loro comportamenti hanno azzerato in questi anni il livello di partecipazione creando distacco e sfiducia tra il personale.
Noi Cobas riteniamo che vada ricostruito un meccanismo di partecipazione nei posti di lavoro, intrecciando le specifiche questioni di ufficio (sicurezza, salario accessorio, diritti), con le vertenze di carattere generale per contrastare le politiche concertative attuate da CGIL, CISL, e UIL che hanno indebolito il potere contrattuale e salariale dei lavoratori pubblici.
Non ci interessa divenire professionisti della trattativa, o sindacalisti di mestiere, poiché riteniamo che debbano essere le assemblee dei lavoratori, e non le segrete stanze della trattativa, il luogo ove prendere decisioni.
Per questo motivo, consideriamo la lista COBAS come uno strumento per far riprendere voce ai lavoratori direttamente e senza deleghe.
Noi Cobas vogliamo rilanciare il ruolo delle RSU e della contrattazione, non in funzione della gestione del potere a livello di singolo ufficio, ma al contrario come strumento per rilanciare la partecipazione dei lavoratori ai processi decisionali.

E’ questo il motivo per cui anche negli uffici centrali un gruppo di lavoratori ha deciso di presentare una lista cobas.
La lista è aperta a tutti quei lavoratori che vogliono impegnarsi su contenuti che restituiscano dignità e protagonismo alla categoria, e rilancino la funzione sociale della Pubblica Amministrazione.

SOTTOSCRIVI E VOTA LA LISTA COBAS!

COBAS AGENZIA ENTRATE DIREZIONI CENTRALI

LUGLIO COL BENE CHE TI VOGLIO: GLI ACCORDI TRUFFA DEL 23

In nome del risanamento dell’economia nazionale, il 23 luglio 2007 il Governo Prodi, CGIL-CISL-UIL e Confindustria, hanno concertato un ennesimo accordo bidone. L’accordo siglato, guarda caso, un attimo prima delle ferie, riserva “lacrime e sangue” ai lavoratori sui temi delle pensioni e delle regole relative al lavoro e al mercato del lavoro. Ma vediamo in sintesi i termini dell’accordo:

PENSIONI – L’ Unione aveva promesso in campagna elettorale che sarebbe stato abolito lo scalone Maroni che avrebbe alzato l’età pensionabile, a partire dal primo Gennaio 2008. L’accordo del 23 luglio diluisce nel tempo l’innalzamento dell’età pensionabile, con un sistema di scalini, che, a regime, peggiorerà addirittura la riforma Maroni. L’aumento di 80 centesimi al giorno per coloro che hanno un reddito inferiore a 650 euro al mese e che hanno compiuto 64 anni è solo una misura propagandistica (e ridicola) per “indorare” la pillola di questo ennesimo attacco generalizzato al mondo del lavoro.

LAVORI USURANTI - La possibilità di andare in pensione con le vecchie regole per coloro che svolgono lavori usuranti viene resa vana dalla clausola che prevede che soltanto 5000 lavoratori all’anno su 1 milione e 400 mila potranno usufruire di questa “agevolazione”.
REVISIONE IN PEIUS DEI COEFFICIENTI DI CALCOLO DELLE PENSIONI
Dal 2010 automaticamente saranno rivisti ogni tre anni al ribasso i coefficienti di determinazione delle pensioni che così subiranno una diminuzione del 6/8%;
LAVORO PRECARIO - L’accordo del 23 luglio nella sostanza conferma tutte le forme di lavoro a tempo determinato, precario e interinale contenute nella legge 30 e nel pacchetto Treu, che nel 2006 hanno raggiunto il 54% del totale delle assunzioni.
Non è vero che dopo 36 mesi finisce il lavoro precario. È vero invece che dopo 36 mesi i contratti non si debbano rinnovare in azienda, ma davanti alla direzione provinciale del lavoro con l’assistenza del sindacato. Che differenza c’è? Nessuna. Le aziende potranno rinnovare quei contratti quante volte vorranno e dunque il precariato proseguirà a tempo indefinito.
STRAORDINARI - Con l’accordo viene concessa la decontribuzione degli straordinari ai datori di lavoro, che così potranno pagare meno il lavoro e sfruttare meglio.
La Confederazione COBAS e gli altri sindacati di base non sono gli unici ad aver bocciato il Protocollo: questo accordo è così impresentabile che dentro la CGIL sia la componente Lavoro e Società, che la FIOM nazionale, il sindacato dei metalmeccanici, hanno bocciato l’accordo.
Questo accordo non è ancora in vigore, per diventare legge sarà collegato alla prossima finanziaria. Possiamo e dobbiamo contrastarlo, con tutti i mezzi necessari, organizzandoci anzitutto a partire dai posti di lavoro, anche in vista dello sciopero generale già proclamato per il 9 novembre.
CGIL/CISL/UIL in questi giorni faranno votare i lavoratori sull’accordo: questa consultazione è così poco democratica che nelle assemblee saranno esposte solo le relazioni dei sostenitori dell’accordo.
NEL NOSTRO POSTO DI LAVORO L’ASSEMBLEA SULL’ACCORDO, INIZIALMENTE PREVISTA PER IL 3 OTTOBRE, E’ SALTATA: LORSIGNORI (CGIL, CISL E UIL) HANNO INTENZIONE DI CONFRONTARSI CON I LAVORATORI SUL PROTOCOLLO DI LUGLIO, O DOPO I FISCHI DI MIRAFIORI HANNO PAURA DI ALTRE BRUTTE FIGURE?

COBAS AGENZIA ENTRATE DIREZIONI CENTRALI

E' AUTUNNO, CADONO I TETTI…

Dunque i problemi della nuova sede sono "solo" la scarsa luce naturale, le lampade che fanno male agli occhi, le stanze senza vere pareti, gli ascensori che si fermano e qualche allagamento qua e là?
Nooo… E' autunno e adesso cadono anche i tetti!!!!
Vogliamo informare i lavoratori che il 19 settembre, in una stanza del terzo piano della torre A, dello stabile di via Cristoforo Colombo, sono caduti dei pannelli della controsoffittatura e delle tubature di ferro. Non è la prima volta, la stessa cosa è successa, in precedenza, anche al primo e al secondo piano della medesima torre.
Potrebbero sembrare episodi di un qualsiasi ufficio pubblico di un paese cosiddetto “in via di sviluppo”, ed invece è proprio quello che accade nella prestigiosa Direzione Centrale… Fortunatamente, “l’incidente” si è verificato mentre il personale non era in stanza, ma cosa sarebbe successo se fosse capitato durante il normale orario di lavoro?
E’ indispensabile che:
a) l’amministrazione proceda immediatamente ad una valutazione tecnica per stabilire se vi sia il rischio che simili episodi si ripetano;
b) le RSU si attivino per tutelare la nostra salute e la nostra incolumità.
Basta a giocare con la nostra salute!
COBAS AGENZIA ENTRATE DIREZIONI CENTRALI

9 giugno 2007

IL SINDACATO–FRACCHIA!

Certo non può sfuggire che i lavoratori statali sono sfiancati da continui attacchi ai propri diritti su ogni piano, turlupinati nei contratti, incalzati dalla precarietà più feroce, criminalizzati dalle campagne stampa “spazzatura” dei media al soldo della Confindustria. E i sindacati che fanno? Niente?…Stanno indolenti a guardare, o hanno le mani talmente legate che gli si ” intrecciano le dita”?Di fronte all’attacco liberista sulla «produttività» e sulla «competitività», frutto di un connubio poco casto tra i reggicoda di Monsieur Le Capital: Montezemolo e Padoa-Schioppa, e benedetto da Bankitalia, per frantumare le resistenze del lavoro ed imporre le logiche della precarizzazione assoluta, le pratiche verticistiche sono diventate un terreno scivoloso per i sindacati la cui unica prospettiva è perdere o "limitare il danno".

In nome di quelle leggi di mercato che si sono disvelate come il vero e solo responsabile di questo presente fatto di miseria e di guerre assassine, per l’ennesima volta i lavoratori sono stati bidonati sul testo di un accordo contrattuale senza piattaforma né sottoposto al voto - la volta precedente è stata con il memorandum – e sbeffeggiati da una pseudo-reazione sindacale smaccatamente inadeguata, anzi da un maldestro tentativo di “indorare la pillola”: perché è incontestabile che è questo oggi il ruolo principale del sindacato-Fracchia. Facile allora scivolare nel ridicolo!

La sgangherata difesa di quest’ultimo orrendo contratto smarrita in un labirinto di equivoci, oltre ad essere una lugubre epigrafe annunciante la morte del sindacato, se non bastasse, contribuisce ad insinuare nel lavoratore il virus di una perniciosa forma di fatalismo e di meccanicismo, sicché il rapporto sindacato-lavoratori che sta praticamente colando a picco o più genericamente la conclamata “crisi del sindacato”, da motivo di riflessione per ristabilire la priorità imprescindibile dei bisogni dei lavoratori, rischia di essere invece identificata come segno immutabile e incontrovertibile dei tempi.

“Il sindacato non abita più qui!”. Ora abita un territorio complicato e controverso come la politica. Infatti nel sindacato è cresciuto a dismisura il bubbone degli apparati, il ruolo politico «generale» rispetto al ruolo contrattuale, a tutto vantaggio del livello confederale rispetto alle categorie, rubando i mezzi all'azione diretta. Ciò si evidenzia non tanto dentro il luogo di lavoro dove magari la latitanza sindacale sul piano della difesa attiva dei lavoratori è compensata da una sorta di clientelismo assistenziale, quanto nella contrattazione e nel momento simbolico e ricompositivo della manifestazione di piazza. Questo meccanismo di centralizzazione burocratica, rende gli apparati sempre più autonomi rispetto ai lavoratori, sempre più legati al governo, da cui dipendono sempre di più. Quindi cresce lo spirito di dipendenza, la natura gregaria e da qui il pompieraggio e la necessità di mettere la sordina alle lotte dei lavoratori, apportando argomentazioni senza diritti di cittadinanza.

E’ un processo assai remoto che si è accentuato senza dubbio negli anni della concertazione, che ha cancellato la pratica democratica espropriandola in favore di un ripristino passivizzante di una delega in bianco. I sindacati, abdicando al loro compito, sono diventati sempre più organizzazioni centriste, sempre più una sorta di lobby politiche, piuttosto che uno strumento di contrattazione. E contano sempre meno non solo i lavoratori ma anche gli iscritti. Un espediente per continuare a vivacchiare, di un sindacato in crisi profonda?

Il fenomeno, in realtà, è troppo complesso per restringerlo in una definizione (anche “Fracchia” non basta!): più che un unico fiume in piena, sono tanti ruscelli con sorgenti diverse e percorsi talvolta opposti. Tutti però arrivano allo stesso punto….quello battuto da questi nuovi profeti dell’introversa rassegnazione.

Diventa sempre più chiaro che la sola risposta a questo stato di cose, l’unica prospettiva di progetto, passando per il superamento della propria parrocchia sindacale, è l’auto-organizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici armata di proprie ragioni e propri metodi di lotta, basata sulla democrazia diretta e sul potere dell’assemblea generale, che può costringere i sindacati parolai a gettare la maschera e i lavoratori a schierarsi.

21 marzo 2007

Omaggio ai re magi…

Il 16 marzo le speranze dei lavoratori del Ministero dell’economia e delle finanze si sono trasformate in amare illusioni.
Grazie ai soliti giochi e giochini di potere sulla pelle dei lavoratori, i soldi della cartolarizzazione sono diventati come l’araba fenice, “che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa…”.
E tutto questo è avvenuto sotto gli occhi irati ed attoniti di tantissimi lavoratori presenti all’incontro.
La presenza dei lavoratori è stata sgradita, tra l’altro, al sig. Di Biase, segretario nazionale cgil—tesoro, che ha affermato che l’on.le Cento si era portato la claque.
I fatti lo hanno pienamente smentito.
Questo la dice lunga su come i leader sindacali vedano l’affermarsi di una coscienza di classe dei lavoratori che esula dal controllo sindacale.
Gli estremi del discorso sono questi: è il sindacato che parla a monte di meritocrazia e di premialità; poi quando il ministro recepisce il loro messaggio, armano una situazione per quale i lavoratori si trovano schiacciati tra l’incudine ed il martello.
E’ chiaro che il ministro non può tornare indietro su accordi strategici di portata nazionale presi con la compagine di governo di cui “loro” (cgil-cisl-uil) sono organici.
Non si capisce allora questo gioco al massacro, per cui gli unici che debbano pagare siano sempre i lavoratori, ora con le ristrutturazioni degli uffici, ora con il taglio del salario accessorio e dello stipendio.
Guardate le buste paga e confrontatele con quelle di “loro”…
La situazione, nel Ministero, ma nella Pubblica Amministrazione in generale, è disastrosa.
Ormai è chiaro che ci si può aspettare di tutto, anche di essere messi in cassa integrazione, anche di essere licenziati.
Allora se le cose stanno così, e certi progetti vanno comunque avanti, perché non poter prendere quei pochi soldi che ancora possiamo prendere?
Le proposte presentate dall’Amministrazione erano peraltro impercorribili. Ma quali sono le strutture logiche che informano i due modi diversi di pensare tra Amministrazione e sindacati?
La proposta dell’Amministrazione, che è quella del Ministro, si ascrive in una logica di produttività e di premialità, indipendentemente dal grado ricoperto dal lavoratore.
Questa logica è quella di un capitalismo italiano che cerca di confrontarsi con l’Europa dal punto di vista dell’efficienza del capitalismo stesso.
La seconda proposta, legata alla struttura sindacale, prevede una differenziazione di compenso in base alla qualifica di appartenenza, come se questi soldi in realtà avessero una legittimità in base a gradi o a qualifiche.
Noi rigettiamo entrambe le proposte, ma non ci si può venire a dire che una è più democratica dell’altra; anzi, la seconda cristallizza ancora di più la struttura di dominio e di classe all’interno del M.E.F.
E comunque siamo sicuri che un’altra proposta, presentata da quelle sigle sindacali che non hanno firmato, sarebbe impraticabile, in quanto figlia sempre dello stesso dominio.
Se le cose stanno così, perché vi inventate cavilli, alchimie per non darci questi soldi che ci siamo abbondantemente meritati?
Noi ci rendiamo conto che per voi non sono nulla o possono essere merce di scambio con la politica.
Per noi questi soldi sono una questione di sopravvivenza.

Roma, 20 marzo 2007

COBAS Ministero Economia e Finanze

FATELA FINITA!!!

Leggiamo con ribrezzo il volantino indirizzato al ministro Padoa Schioppa, a firma dei Segretari delle Funzioni Pubbliche di cgil-cisl-uil, nel quale viene espressa enorme perplessità sulla firma del decreto che riguarda la “cartolarizzazione”, firma apposta dal ministro che non avrebbe tenuto conto delle osservazioni da loro espresse…
I signori in questione, che guadagnano profumati stipendi, parlano di una “cesura nel percorso di costruzione di un accordo e di una grave vulnerazione dei rapporti tra le parti che richiede un robusto chiarimento circa la natura e la solidità delle relazioni sindacali nel Ministero”…
Questi feudatari del sindacato, ritengono che “quanto accaduto abbia di fatto interrotto l’ordinato svolgimento delle relazioni tra le parti che rende impossibile” la loro partecipazione agl’incontri del 15 e del 16 marzo prossimi.
Noi non vogliamo difendere il ministro, ma è estremamente scorretto non presentarsi alla riunione del 15 marzo sperando poi che il ministro non ritiri il decreto sulla cartolarizzazione e non rompa le relazioni sindacali.
Allora la nostra controparte chi è: il ministro o i tre sindacati confederali?
La non curanza, il disprezzo dei vertici di cgil-cisl-uil nei confronti dei lavoratori è insopportabile, non riusciamo più a sostenere il loro agire.
L’abbiamo già detto: per molti di noi questi soldi sono importantissimi, sarebbe compito di un qualsivoglia sindacato difendere gli interessi dei lavoratori.
E’ fin troppo evidente, quindi, che questo agire sindacale è dovuto ad un “segreto” braccio di ferro con il ministro, per quanto riguarda il “memorandum sul pubblico impiego”.
Con questo comportamento schizofrenico, rimarremo senza soldi e con meno sicurezze sul posto di lavoro….

I COBAS del Ministero dell’Economia e delle Finanze chiedono a tutti i lavoratori una mobilitazione generale per il 15 e per il 16 marzo, che metta in discussione finalmente lo strapotere di cgil-cisl-uil.
Chiediamo inoltre agli iscritti alle tre confederazioni di attivarsi all’interno delle loro rispettive sigle affinché facciano pressione sui loro dirigenti per quanto riguarda i fatti in oggetto.
Non fare questo, anche all’interno della sigla, significa accettare ed essere complici di atteggiamenti distruttivi verso i lavoratori.


Roma, 14.3.2007


COBAS Ministero Economia e Finanze

18 marzo 2007

Altro pessimo accordo su posizioni organizzative e incarichi di responsabilità: un’ altra negativa conseguenza del Contratto Integrativo Ag. Entrate

Il 7 marzo è stato siglato un accordo sindacale riguardo le posizioni organizzative dei capi area non dirigenziali e gli incarichi di responsabilità all’interno degli uffici.
Un’altra negativa applicazione del Contratto Integrativo con l’introduzione ancora più decisa di un’organizzazione del lavoro che sta assumendo sempre più contorni privatistici e aziendalisti, producendo guasti inaccettabili per i lavoratori dell’Agenzia delle Entrate.
In pillole questo accordo significa che, tra un paio di mesi, si aprirà negli uffici una competizione tremenda tra i lavoratori interessati per le procedure di interpello, per “ambire” a queste posizioni.
La remunerazione di queste posizioni/incarichi avverrà con indennità di prima fascia per euro 5100 annui, di seconda fascia per euro 3400 (collocazioni nelle fasce da contrattare dopo), di 2500 euro per i coordinatori dei team rimborsi e delle unità di direzioni, di 1500 euro per i capi team dei CAM.
Inoltre, in applicazione dell’art. 12 del CCNI, vengono istituite posizioni intermedie di responsabilità per team controllo, legali con un numero minore di addetti, per i back office e per i centri operativi ecc. e tutti saranno remunerati con 1500 euro annuali.
E’ stato determinato il budget regionale per il pagamento di queste indennità con l’evidente contraddizione che le stesse indennità e posizioni saranno individuate negli uffici secondo le risorse economiche stanziate e non secondo le effettive esigenze funzionali, risorse economiche per giunta a carico per i 2/3 sul FPS di tutti i lavoratori.
Ovvero questo meccanismo oltre ad essere privatistico, competitivo, discriminatorio sarà finanziato in massima parte dal salario accessorio del personale tutto. Oltre il danno la beffa!
La natura di questo accordo mette in evidenza, se ancora c’erano dubbi, lo spirito aziendalista dell’Agenzia, che forse sentendosi una novella impresa privata, sulla falsariga della Microsoft di Bill Gates, con la consueta complicità dei sindacati confederali, ha architettato questo meccanismo che mette in moto criteri, percorsi, modalità, graduazioni e ripartizioni economiche assolutamente pericolose e concorrenziali, che accentueranno a dismisura la divisione tra il personale.
Fosse l’ultimo della serie! Aspettiamoci nel prossimo periodo un’ulteriore accelerata di questi accordi e di questi processi!

5 marzo 2007

Aziendalizzazione delle Agenzie Fiscali, una china inarrestabile

L’evoluzione delle Agenzie Fiscali, uno dei comparti pubblici in cui da diverso tempo vi è il più alto tasso di sperimentazione aziendalistica, piano piano, lemme lemme sta assumendo sviluppi e contorni ancora più negativi.
A cominciare dall’Agenzia delle Entrate dove l’ultimo contratto integrativo recentemente siglato, sta avendo le sue devastanti ripercussioni. In ossequio all’art. 20 del CCNI è in via di attuazione negli uffici la rilevazione delle esperienze professionali con corsi specifici e con una nuova procedura a cui i lavoratori dovranno sottostare volontariamente rispondendo a dei quesiti da cui saranno estrapolati dati e proiezioni per l’attribuzione dei “mestieri”. Dietro a questo specchietto delle allodole e dietro ad una prospettiva e ad un percorso tutto da verificare, ci dovrebbe essere la collocazione del personale in profili/fasce economiche/aree corrispondenti alle loro mansioni/mestieri. Traduciamo invece, nell’immediato, questo gigantesco processo messo in piedi, come un esteso meccanismo di controllo sul lavoro e sui lavoratori da parte delle direzioni degli uffici, delle direzioni regionali, dove la valutazione soggettiva del lavoratore e del suo apporto individuale alla produttività la fanno/la faranno da padrone, perfezionando e riproducendo ancora di più il modello Antares.
E tutto ciò mentre il guazzabuglio impera riguardo le graduatorie dei passaggi economici e le prove a cui i lavoratori si stanno sottoponendo, per i passaggi dalla II alla III area e all’interno delle aree; con la prospettiva certa che alla fine di questa infinita bagarre il contenzioso aumenterà in maniera esponenziale mentre per il resto del personale (intorno al 50%) che non usufruirà di questi passaggi, rimarrà un consolidato malcontento.
Ed attraversa tutte le Agenzie Fiscali la beffa del comma 165 che ha dimezzato le risorse economiche del salario accessorio, azzerando addirittura le risorse di un anno, confermando la nostra convinzione che la stragrande parte del salario accessorio deve rientrare stabilmente in paga base senza essere legata a stanziamenti economici annuali, soggetti alle oscillazioni e agli umori vulnerabili dei vari governi che si succedono.
L’Agenzia del Territorio, in questi giorni in cui si discute del DPCM sul decentramento, vive “l’equivoco” di una situazione traballante dove non si sa ancora se, quando e come i lavoratori e le funzioni saranno trasferiti agli enti locali con una “baruffa” tra amministrazione e sindacati confederali che ci sembra abbastanza di facciata, con varie messe in scena e con un rimpallo di responsabilità continuo. I sindacati confederali che all’inizio avevano appoggiato in toto il decentramento dall’Agenzia agli enti locali, si stanno evidentemente accorgendo dei guasti che si produrranno per cittadini e lavoratori e adesso si stanno arrampicando sugli specchi proponendo una cooperazione tra enti con uno scambio di informazioni, di interventi telematici, di sportelli decentrati (che già ci sono), e non di trasferimento fisico di uomini e mezzi…MARCIA INDIETRO anche se parziale? Vedremo…

E dietro le quinte di questo scenario aziendalistico che si vive nelle Agenzie Fiscali e che poco si addice agli interessi dei lavoratori, c’è il Memorandum per le amministrazioni pubbliche siglato nel gennaio scorso che apporta in tutti i comparti pubblici un bagaglio produttivistico e aziendale ben peggiore dell’attuale dove il raggiungimento dei risultati, i sistemi di valutazione, misurazione e accertamento dell’apporto individuale alla produttività, una mobilità territoriale e funzionale e un sistema di “esodi” diventano il centro per il miglioramento della qualità dei servizi pubblici.
E questo è anche il filo conduttore che attraversa le Agenzie Fiscali:
· dove i diritti dei lavoratori sono carta straccia,
· dove i contratti e i conseguenti recuperi salariali continuano, dopo 15 mesi, ad essere un miraggio, anche col governo “amico” di centro-sinistra,
· dove il mansionismo continua ad essere una piaga trentennale,
· dove l’ordinamento professionale, rispettoso una buona volta del lavoro e dei lavoratori, è una chimera e oggi deve essere tarato con una “rilevazione”,
· dove le piante organiche e il rinnovo del turn over sono ancora in alto mare,
· dove le agibilità sindacali e i diritti ad usufruirle sono sempre monopolio delle organizzazioni sindacali confederali, che fanno il bello e il cattivo tempo.
Questa è la chiave di lettura, forse fugace ma effettiva, delle vicende e delle scelte che subiscono i lavoratori finanziari.
Metterle in discussione, contestarle dalla radice, riproporre forme di lotta è un passaggio fondamentale per ribaltare questi equilibri, senza sperare o illudersi che gli attuali interlocutori sindacali siano “rappresentativi” degli interessi del personale, ma costruendo una buona volta un percorso, forse più difficile, di organizzarsi autonomamente e in alternativa, dal basso.

12 febbraio 2007

Il Bidone d'Oro del 2007 è del DPF


Il premio «Bidone» va all’istituzione scarsa, quella inefficiente, che promette sempre e non realizza mai, quella che sfiora sempre l’innovazione importante e commette errori su errori!

È il Dipartimento per le Politiche Fiscali, a pari merito con le OO.SS., il vincitore del "Bidone d'Oro", riconoscimento alla (peggiore o migliore, come preferite) fregatura dell'anno 2007, assegnato dai lavoratori. A votarlo è stato il personale CC.TT., che aveva tempo per farlo, ma si è espresso immediatamente, quasi con furia. Il Dipartimento si è imposto con la maggioranza assoluta dei voti, insieme ai Sindacati, grazie alla sua gestione truffaldina dei concorsi per i passaggi dentro e tra le aree.

La motivazione ufficiale è la seguente: “Con un accordo-patacca, Dipartimento e Sindacati, culo e camicia, hanno ridefinito in itinere norme e regole di un bando di concorso bandito da due anni, rimodellandolo su una particolare categoria di personale e a danno di tutto il resto dei lavoratori, sedotti e bidonati per di più in dirittura d’arrivo”.

Sedotti e bidonati: questo era il titolo di un film di molti anni fa, con Ciccio e Franco, ed è anche lo slogan efficace che consigliamo a questi sindacati per la loro prossima campagna di adesione.

Il bidone del concorso è solo l'ultimo di una lunga serie, anche se è uno dei più clamorosi e detestabili: “prima una specie di concorso era cosa fatta, due anni dopo, cucù, cucù, cucù, quella specie di concorso non c'è più!”.
A seguito del blitz del 2003, questi lavoratori oltraggiati e raggirati, pur vincendo il tale concorso, dovranno tuttavia cedere il passo a quel personale protetto, in base a una sorta di diritto di precedenza che una clausola dell’accordo-bidone gli garantisce”.

Fior del bidone
non è forse che il popolo tradito
del silvio terminò l’indigestione
ma la riprese per qualche sindacato?

Forse il DPF (l’acronimo che sta per Dipartimento per le Politiche Fiscali) e quei sindacati se la prenderanno a male. Dopo le incomprensioni e le accuse piovute su entrambi di inefficienza, di assenza e dopo la fine ingloriosa di ogni promessa o programma, devono subire anche questa onta. Per il duo allo sbando: DPF+Sindacati, non sarà certo facile digerire questo premio.
Comunque non dovrebbero essere preoccupati più di tanto perché sanno di essere ancora molto influenti anche se, come si dice, stanno marcando fogna. Possono dunque consolarsi. D’altra parte il solito qualcuno dirà che ironizziamo per invidia. Ma questo e un peccato grave e se lo commettiamo siamo condannati a lavarlo con tempo, denaro e a subirne le conseguenze sulla nostra pellaccia. Purtroppo questo tipo di guai va sempre a finire che li sconta Pantalone (ossia i lavoratori, stavolta non tutti però, solo l’altra metà della fatta).

19 gennaio 2007

Giochi sporchi di Palazzo

La riunione del 15 gennaio si è conclusa con un nulla di fatto. Anzi, di peggio.
Si sono riuniti i segretari generali della funzione pubblica di tutte le organizzazioni sindacali con i vertici dell’Amministrazione – Capo di Gabinetto e on.le Cento – per discutere la “divisione” dei fondi della cartolarizzazione.
I segretari generali di cgil-cisl-uil hanno inspiegabilmente chiesto la quantificazione pro-capite delle somme, pur sapendo che solo al personale dell’Agenzia delle Entrate è stata assegnata una quota maggiore dell’anno passato.
Significativa è l’assenza del vice-ministro Visco…
La nostra impressione politica è che si stiano creando futili pretesti per rinviare i pagamenti.
Non solo.
E’ nostra profonda convinzione che si usi la trattativa sulla cartolarizzazione per nascondere i soliti giochi di potere ai quali ci hanno abituato i sindacati confederali. Infatti, ogni volta che si parla di un emolumento per i lavoratori, si scatenano dietro questo le faide interne alla ricerca ossessiva di posti di potere, di direttori generali da nominare e di capi dipartimento da sistemare!
Questa triplice sindacale sta assumendo sempre di più la posizione di vero avversario dei lavoratori, visti anche i prossimi incontri sulle pensioni.
E’ diventata un’amministrazione parallela, molto più dura e di stretti cordoni nei riguardi dei lavoratori.
Ogni volta che si raggiunge una trattativa, i pagamenti sono sempre più ritardati fino al punto di far pensare che il problema non sia l’Amministrazione ma un’oligarchia che si pone tra amministrazione e lavoratori, che decide e trae giovamento (vedi i fondi pensione ed il TFR).
Ciò non è più sopportabile.
Ora non vogliamo sminuire il ruolo storico del sindacato ma siamo stanchi che questo ruolo venga sempre usato come alibi per le dinamiche che portano a travalicare gli interessi dei lavoratori.
Sappiamo benissimo che esistono delle fratture tra gli iscritti, i militanti sindacali e la loro dirigenza, ma pensiamo che la parte più “proletaria”, cioè coloro che vivono con un solo stipendio, dovrebbero prendere in mano la situazione e porsi contro la loro stessa dirigenza.
I COBAS del IV Dipartimento denunciano questo comportamento e il fatto che la cartolarizzazione non vuole essere pagata, per lo meno in tempi decenti.
Invitiamo tutti i lavoratori del IV Dipartimento a restituire le tessere sindacali ed a chiedere conto alla loro rappresentanza il perché del loro assurdo comportamento.



COBAS M.E.F. – IV Dipartimento

8 gennaio 2007

Ancora bloccate le elezioni RSU alle Dogane di Fiumicino.Ancora un ennesimo, gravissimo attacco alla democrazia sindacale.

Con un altro bieco colpo di mano, le elezioni RSU alla Circoscrizione Doganale di Fiumicino proposte e calendarizzate per gennaio 2007 sono state bloccate!
I sindacati confederali a braccetto con gli autonomi, spaventati di “regalare” ai lavoratori di Fiumicino scampoli di democrazia, con una lettera ufficiale all’amministrazione doganale, datata dicembre 2006, hanno proposto come “naturale” scadenza delle elezioni stesse le prossime di novembre 2007.
L’Agenzia delle Dogane non aspettava altro, per evitare scomodi interlocutori ai tavoli di trattativa, ed ha subito raccolto “l’invito” dei confederali a traslare le stesse a fine anno.
Questa scelta, rispolverando la più deprecabile concertazione tra sindacati ed amministrazione, segue l’altro blocco delle elezioni RSU avvenuto a marzo 2005 ed è un cazzotto in faccia ai 146 lavoratori di Fiumicino (su 218) che a maggio 2005 hanno richiesto con una petizione che venissero indette al più presto le medesime elezioni. Ovvero la stragrande maggioranza del personale ha chiesto da tempo la possibilità di esprimersi, votare i propri rappresentanti sindacali e, una buona volta, essere rappresentata, non dai soliti noti, distanti anni luce dai bisogni dei lavoratori, ma da chi veramente si ha fiducia.
Noi crediamo che questa sia la vera democrazia sindacale, dal basso, di base, senza deleghe e favoritismi di sorta.
Per chi non l’avesse ancora capito questa telenovela è messa in piedi da tempo solo e perché alle elezioni RSU sarà presentata una lista dei Cobas, ovvero una presenza sindacale autorganizzata molto scomoda, quindi più tempo passa meglio è...!!!
Tranquilli anche questa volta non ci fermeremo,
i lavoratori lo hanno detto forte!
Continueremo con coerenza la nostra battaglia!
Organizziamoci con i Cobas!